Save The Duck nasce intorno a una scelta precisa: sviluppare capispalla senza materiali di origine animale, a partire dall’alternativa alla piuma nell’imbottitura. È un’idea che diventa nome, simbolo e criterio di progetto.
La storia del marchio comincia nel 2012, ma si inserisce nel percorso tessile della famiglia Bargi. Per comprenderla è utile distinguere tradizione imprenditoriale, nascita dell’etichetta, tecnologie, certificazioni e caratteristiche dei singoli prodotti.
1914 e 2012: due origini diverse
Nell’intervista per il decennale pubblicata da FSNews, Nicolas Bargi fa risalire l’azienda familiare Forest al 1914 e al lavoro del nonno Foresto Bargi.
Il 2012 è invece l’anno di creazione del marchio Save The Duck, confermato anche dal comunicato Progressio del 2018. Non si tratta quindi di un’etichetta rimasta identica per oltre un secolo.
La continuità riguarda un’esperienza familiare nel tessile, mentre la proposta animal-free appartiene al nuovo progetto di Nicolas Bargi. Mantenere separate le due date evita di attribuire retroattivamente alla vecchia attività l’identità del marchio attuale.
Nicolas Bargi e la scelta di un nuovo progetto
Bargi presenta Save The Duck come un modo di fare coincidere prodotto e convinzioni personali. Nel racconto del fondatore, il rispetto per animali, persone e ambiente orienta lo sviluppo dell’iniziativa.
Questa è la motivazione dichiarata, non una dimostrazione che ogni impatto della produzione sia annullato. L’interesse storico sta nel modo in cui una scelta sui materiali diventa il centro della proposta, anziché un dettaglio aggiunto alla comunicazione.
Il progetto mantiene una tipologia familiare, il capospalla imbottito, ma cambia il rapporto con una delle sue materie più riconoscibili: la piuma.
Il piumino senza piume
Nel linguaggio comune la parola piumino viene usata anche per giacche imbottite che non contengono piume. Per Save The Duck questa apparente contraddizione diventa parte della riconoscibilità.
La proposta dichiarata dal marchio è animal-free e non si limita all’esclusione della piuma: le sue comunicazioni richiamano anche l’assenza di pelle, pelliccia e altre materie prime animali.
È il perimetro della filosofia aziendale. Per conoscere la costruzione di un capo specifico occorre comunque distinguere esterno, fodera, imbottitura, accessori e indicazioni presenti sull’etichetta.
Il nome e la papera che fischietta
Il nome Save The Duck esplicita il riferimento alla salvaguardia dell’animale. La presentazione ufficiale descrive il logo come una papera che fischietta, sollevata perché è stata salvata.
Il simbolo cerca quindi di comunicare una posizione, non soltanto una categoria di prodotto. L’interesse è costruire una firma riconoscibile che ricordi la ragione della scelta progettuale.
Il racconto simbolico non viene trasformato qui in un conteggio verificato di animali salvati. Le cifre comunicate dal marchio in periodi differenti dipendono da metodi e perimetri che richiederebbero un’analisi specifica.
PLUMTECH: l’alternativa all’imbottitura animale
La pagina ufficiale dedicata agli animali identifica PLUMTECH come il nome dell’imbottitura in poliestere utilizzata dal marchio. La descrive come un’alternativa capace di trattenere aria e creare isolamento senza piuma.
La distinzione fra tecnologia e composizione è importante: PLUMTECH è una denominazione del marchio, mentre poliestere è il materiale indicato nella sua descrizione.
Questo non permette di assegnare automaticamente PLUMTECH a ogni giacca del catalogo mem39 se la scheda del modello non lo nomina. Né un’imbottitura comune rende tutti i capi equivalenti per peso, volume e prestazioni.
Animal-free e impatto ambientale non sono sinonimi
L’esclusione di materie animali risponde a una scelta precisa. Non dimostra, da sola, che un prodotto abbia impatto nullo o sia preferibile in ogni possibile indicatore ambientale.
Fibre, processi, energia, trasporto, uso e fine vita sono aspetti differenti. Un materiale sintetico non viene quindi definito automaticamente riciclato, riciclabile o biodegradabile soltanto perché non contiene piume.
La storia del marchio può essere raccontata senza scorciatoie: una posizione sul benessere animale rimane significativa anche quando viene distinta dalle altre questioni della produzione tessile.
2018: l’ingresso di Progressio
Il comunicato del 22 marzo 2018 documenta l’acquisizione di una maggioranza di Forest, proprietaria del marchio, da parte del fondo Progressio Investimenti III.
Nicolas Bargi rimane coinvolto come imprenditore e reinveste nell’azienda. Il progetto entra così in una fase di sviluppo sostenuta anche da un investitore finanziario.
Nella propria ricostruzione dell’operazione, Progressio descrive il rafforzamento della distribuzione diretta, del digitale e della presenza internazionale. Sono iniziative commerciali distinte dalla data di creazione del marchio.
2019: la certificazione B Corp
Save The Duck ottiene la certificazione B Corp nel 2019. Il percorso è documentato dalla comunicazione aziendale e dal caso di studio pubblicato da B Lab Europe.
Il registro B Lab presenta Save The Duck S.p.A. come azienda certificata e riporta un B Impact Score complessivo di 108,4 nella scheda consultata.
Si tratta di una valutazione dell’impresa nel relativo sistema di certificazione. Non è una certificazione di composizione, impermeabilità o riciclabilità di ogni singola giacca.
Una certificazione non è un punto d’arrivo immobile
Il caso di studio B Lab Europe racconta un percorso iniziato nel 2018 e descrive la valutazione come occasione per individuare aree di miglioramento e coinvolgere fornitori e dipendenti.
Questa lettura è più utile di una formula assoluta come azienda perfettamente sostenibile. Il valore del processo sta anche nel rendere leggibili obiettivi, progressi e questioni ancora aperte.
Le fonti promozionali descrivono spesso Save The Duck come primo marchio italiano della moda a ottenere il riconoscimento. Qui manteniamo il dato verificabile della certificazione dal 2019, senza fare dipendere il racconto da un primato assoluto.

Volume e trapuntatura in una scena quotidiana. Immagine AI ispirata al prodotto, non una prova termica o una certificazione dei materiali.
La ricerca sulle tute da spedizione
Il marchio racconta una collaborazione con l’alpinista Kuntal Joisher avviata nel 2018 per sviluppare una tuta senza materiali animali destinata alle spedizioni himalayane.
La pagina ufficiale e il sito dell’alpinista documentano la salita sull’Everest del 23 maggio 2019 con la tuta Save The Duck. È un episodio concreto di ricerca su un prodotto realizzato per un impiego specifico.
La prestazione di quella tuta non viene attribuita alle giacche del negozio. Un capo urbano non diventa automaticamente adatto all’alta quota per il solo fatto di portare lo stesso marchio.
Il progetto prosegue con Mingma Tenzi
La pagina ufficiale Mission 14 Peaks collega la prosecuzione del progetto a Mingma Tenzi Sherpa e ricorda la prima salita invernale del K2 del 2021.
È importante nominare correttamente la persona associata al progetto, evitando di sostituirla con altri alpinisti presenti nelle ricostruzioni della spedizione.
Il capitolo viene letto come parte della storia della ricerca del marchio, non come invito a usare i prodotti del catalogo in condizioni estreme o come promessa di protezione a una temperatura determinata.
2022: due investitori, non un’acquisizione L’Occitane
Nell’aprile 2022 WWD e il Corriere della Sera descrivono l’ingresso in maggioranza di Reinold Geiger e André Hoffmann. I due sono allora noti anche per i loro incarichi in L’Occitane, ma investono attraverso veicoli personali.
Le cronache indicano un’operazione che porta loro complessivamente l’80% e lascia il 20% a Nicolas Bargi, confermato nel ruolo di amministratore delegato.
È quindi impreciso presentare il passaggio come acquisto del marchio da parte del gruppo L’Occitane. Il riferimento riguarda l’assetto annunciato nel 2022, non una verifica in tempo reale di ogni quota attuale.
La rendicontazione e il passaporto digitale
Il sito del marchio raccoglie report di sostenibilità e, per gli esercizi più recenti, report integrati. Li presenta come strumenti per condividere risultati, obiettivi raggiunti e questioni ancora da affrontare.
Il caso pubblicato da Certilogo descrive inoltre l’inserimento del Digital Product Passport in quasi tutta la collezione primavera-estate 2024, con l’intenzione di estenderlo alle collezioni successive.
Questo non prova che i prodotti del catalogo mem39, dei quali non è stata stabilita la stagione, dispongano dello stesso passaporto. La presenza va controllata sul singolo articolo e sui relativi codici.
Oltre un’unica forma di capospalla
La proposta non si esaurisce nella giacca corta con trapuntatura orizzontale. Il catalogo consultato mostra anche un capospalla più lungo e dalla superficie esterna liscia.
Il rapporto con la vita quotidiana permette di tradurre la scelta animal-free in forme diverse: volume, lunghezza, chiusura e cappuccio possono cambiare senza dover ricorrere a un’ambientazione da spedizione.
Per questo le immagini dell’articolo scelgono un lungofiume urbano immaginario. Il contesto suggerisce movimento e uso cittadino, non una dimostrazione tecnica.
Le giacche navy e verde del catalogo mem39
Le due schede delle giacche trapuntate navy e verde indicano nylon 100%, chiusura con zip, due tasche esterne, una interna, cappuccio amovibile e interno foderato e imbottito.
Le fotografie mostrano fasce orizzontali, tasche oblique con zip e una costruzione visivamente simile nei due colori. La dicitura nylon 100% non viene estesa automaticamente a fodera e imbottitura, che non sono descritte separatamente nella composizione disponibile.
Le schede non specificano PLUMTECH, una percentuale riciclata, una temperatura di utilizzo o un valore d’impermeabilità. Non aggiungiamo quindi queste caratteristiche sulla base della storia generale del marchio.
Il capospalla nero più lungo
La giacca nera è descritta con materiale poliestere 100%, cappuccio fisso, chiusura con zip e automatici, interno foderato e imbottito, due tasche esterne e una interna.
La fotografia mostra un capo più lungo rispetto ai modelli trapuntati, con superficie esterna liscia e una patta sul davanti. Non gli attribuiamo la stessa costruzione o lo stesso cappuccio amovibile delle altre due proposte.
Anche qui la composizione sintetica non dimostra da sola contenuto riciclato, biodegradabilità o una particolare prestazione contro vento e pioggia. Il paese di produzione non viene dedotto dall’origine italiana del marchio.

Un’altra costruzione del capospalla, distinta dalla trapuntatura delle giacche corte. Immagine AI, non fotografia di un prototipo o test contro le intemperie.
Come scegliere senza generalizzare
La giacca trapuntata navy può accompagnare pantaloni scuri e una maglia semplice, come nella copertina. Il verde introduce una variazione cromatica, mentre il nero più lungo costruisce una linea diversa.
La scelta fra questi modelli non dipende soltanto dal marchio: lunghezza, cappuccio, volume e spazio per gli strati sottostanti devono essere valutati sul singolo capo.
Le tre schede riportano lavaggio a 30 °C. Prima del trattamento occorre comunque confrontare l’indicazione con l’etichetta del prodotto e le istruzioni per asciugatura e manutenzione. Non promettiamo comprimibilità in una sacca o ingombri da viaggio non documentati.
Un’identità chiara, da leggere con precisione
Save The Duck costruisce una proposta riconoscibile scegliendo di non usare materiali animali e sviluppando alternative per il capospalla. La crescita imprenditoriale e la certificazione accompagnano il percorso, ma non sono sinonimi delle caratteristiche del singolo oggetto.
Il punto interessante della storia è il rapporto fra intenzione e progetto: un nome esplicito, un simbolo immediato e una ricerca sui materiali diventano parti di una stessa identità.
Raccontarla con precisione significa conservare le differenze: fra Forest e il marchio del 2012, fra investimento personale e acquisizione industriale, fra valutazione aziendale e scheda tecnica, fra tuta da spedizione e giacca per la città.
Fonti e criteri di verifica
Per la storia familiare e la nascita del marchio: intervista a Nicolas Bargi per il decennale. Per l’operazione del 2018 e l’anno di fondazione: comunicato Progressio del 22 marzo 2018 e case history Progressio.
Per il percorso B Corp: registro B Lab, Save The Duck S.p.A. e caso di studio B Lab Europe. Per materiali e filosofia: pagina ufficiale We Respect Animals.
Per la ricerca sulle tute: Mission 14 Peaks, Save The Duck e testimonianza di Kuntal Joisher. Per il passaggio del 2022: WWD, 20 aprile 2022 e Corriere della Sera sul nuovo assetto.
Per rendicontazione e strumenti informativi: raccolta ufficiale dei report e Certilogo, caso Digital Product Passport.
La ricerca utilizza pubblicazioni e relativi estratti reperiti, non un esame integrale dei report, degli archivi industriali o delle etichette dei capi. Le dichiarazioni su missione e materiali sono attribuite al marchio; certificazione aziendale, composizione, prestazioni e percentuali riciclate rimangono aspetti distinti. Non vengono riprese promesse di impatto nullo, biodegradabilità universale o temperature estreme per i prodotti del negozio.
Nota sulle immagini: copertina e due composizioni interne sono creazioni editoriali AI basate sulle fotografie dei prodotti mem39. Modello adulto, lungofiume, padiglione e abbigliamento di accompagnamento sono immaginari o di scena. Non sono campagne ufficiali, fotografie di spedizioni, testimonial reali, prove termiche o certificazioni ambientali. Per colore, proporzioni, accessori e dettagli esatti restano il riferimento le fotografie e le informazioni delle schede prodotto.